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Diritto all’oblio, Facebook si oppone alla sentenza europea

Facebook, che ha sede a Dublino, ha deciso di non seguire la sentenza della Corte Europea a seguito della quale sono state emesse anche delle direttive comunitarie per tutelare il diritto all’oblio.

Google, di contro, è invece stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea proprio lo scorso maggio, quando in una sentenza la Corte di Giustizia ha affermato che ogni utente ha diritto all’oblio. Per cui ogni persona su Google ha diritto all’effettiva rimozione di tutti contenuti on-line che lo riguardano.

Facebook si oppone ancora oggi contro il Garante della Privacy tedesco perché non vuol concedere ai propri utenti l’opportunità di cancellare e rimuovere qualsiasi contenuto dovesse riguardarli, che esiste sulla piattaforma del social network.

La motivazione che Facebook ha addotto al Garante tedesco è sempre stata solo e soltanto quella di doversi attenere esclusivamente alla normativa irlandese e non a quelle dell’Unione Europea.

La normativa irlandese sulla privacy effettivamente non prevede il diritto a chiedere la rimozione di contenuti direttamente al social network, e Facebook che a Dublino ha stabilito la sua sede europea, continua ad affermare di doversi attenere solo alla legge di quel paese.

Johannes Kaspar, capo del Garante tedesco, ha dichiarato che probabilmente per la questione, porterà di nuovo in tribunale Facebook, perché non ha voluto sentire la ragione di uniformarsi alle direttive europee.

Ciò vuol dire che se ad esempio un utente italiano o tedesco chiedesse la rimozione di un contenuto pubblicato su Facebook il social network potrebbe non agire a meno che quel contenuto non violi il diritto irlandese.

Google invece è stata costretta a cancellare i contenuti dell’utente spagnolo che ha vinto il ricorso contro di loro in tribunale, perché la stessa Google aveva una sede proprio in territorio spagnolo nella capitale Madrid.

“Rendere responsabile a livello europeo un solo organismo per la protezione dei dati per tutti i 28 stati, consentirebbe di limitare l’ambito di interpretazione in cui si muove oggi ciascun ente regolatore nazionale”, ha affermato il portavoce della Commissione Europea Michele Cercone. Il cavillo è proprio qui.

Ad esempio Apple, che opera fuori dagli Stati Uniti, è soggetta alla normativa europea, o a quella dello stato in cui ha deciso di stabilire la propria sede?

Ad oggi la giurisprudenza riconduce la responsabilità delle aziende agli enti nazionali che hanno giurisdizione sui territori dove loro hanno le sedi.

Se l’autorità tedesca riuscirà a portare Facebook in tribunale potrebbe essere il momento in cui tutti i cittadini e tutti gli utenti europei di Facebook potranno vedere garantito anche il proprio diritto all’oblio.

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